
Hushpuppy ha
sei anni e vive sola con il padre Wink nelle paludi del sud della Louisiana, in
una zona chiamata la Grande Vasca, per gli allagamenti a cui va incontro in
occasione dei cicloni. Mentre lo spettro di un terribile uragano spaventa la
comunità del luogo, mettendo in fuga molti, Wink scopre di essere gravemente
malato e di dover preparare la figlia a cavarsela da sola. Il suo desiderio è
che Hushpuppy non abbandoni la sua terra, ma ne diventi un giorno il re, la
creatura più forte.
Re della terra selvaggia è un esordio storico, di
quelli che contengono una tale potenza che rischiano di segnare la vita del suo
autore per sempre. Perché è un film nel quale accade una magia, per cui le
contraddizioni coesistono fruttuosamente e ciò che altrove sarebbe sembrato un
difetto qui diventa una ricchezza. A partire dal budget. Piccolo, nelle
coordinate della storia così come negli ambienti ritratti, il film contiene
però il pathos della grande avventura, l'estetica della grande parabola mitologica
sulla fine e l'inizio del mondo e nessun sentore della misura minimalista di
tanti esordi. Eppure non esonda mai, non si ha mai la sensazione che sia
sovraccarico o pretenzioso: la sua superficie è fatta di piccole cose, dialoghi
brevi, sguardi più testardi che tristi, ma, sotto, si percepisce la presenza di
un mondo sommerso, un discorso profondo sulla paura della perdita. Si dice che
nella vita il destino ci riservi ciò che siamo in grado di sopportare ed è un
pensiero che si addice alla perfezione al personaggio di Hushpuppy, ma anche al
film nella sua globalità.
Zeitlin ha trovato in Quvenzhane Wallis un'interprete straordinaria, viatico
ideale per percorrere una storia che sovrappone realtà e immaginazione.
All'interno di un quadro quasi documentaristico, che il regista ha conosciuto
così bene da poter restituire con una naturalezza e una verità rare, Hushpuppy
è infatti una bambina che ha paura e, come tutti i bambini che provano
un'emozione forte, ha bisogno di illustrarla con delle immagini. In quei
momenti, il regista passa dunque a lei il testimone del film ed ecco apparire
le "creature selvagge" (che già avevano visitato il piccolo Max del
film di Spike Jonze), del tutto simili ai bisonti delle prime pitture rupestri
e infatti protagoniste del racconto di sé che la bambina sta lasciando ai
posteri (gli scienziati che arriveranno nella Grande Vasca "tra un milione
di anni").
Il passaggio
all'età adulta, tema ricorrente di moltissima produzione cinematografica, qui
assume i toni insoliti e le proporzioni mitiche della lotta per la
sopravvivenza e della strenua resistenza alla normalizzazione. "Chi è
l'uomo?" urla Wink, "Io sono l'uomo", risponde Hushpuppy. Il
bambino interiorire se ne andrà, e così il padre, ma lei lo avrà fatto suo
quanto basta.